“Ho convocato i direttori generali e li ho incontrati singolarmente nel mio ufficio per sentirli. Sì, abbiamo parlato di nominativi. Ma nessuno potrà mai dire che c’è stata una pressione, sotto pena di calunnia. Abbiamo parlato di nominativi, poi ciascuno ha fatto le sue valutazioni in autonomia. Non ci ho visto nulla di male e queste mie dichiarazioni valgono come autodenuncia”. È uno dei passaggi dell’intervista all’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, che sarà pubblicata sul prossimo numero di “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola da sabato 24 ottobre.
Russo, protagonista della riforma della sanità siciliana, parla della discussa riunione coi supermanager prima della nomina dei direttori sanitari e amministrativi, ma anche della tragedia di Mazzarino, per la quale dice di avere provato “dolore e sconcerto” e parla di “personaggi istituzionali che volano come avvoltoi, si muovono come sciacalli per fare polemica politica su una vicenda che è una tragedia umana”.
Russo ricorda i risultati raggiunti con la riforma in termini di risparmi e di credibilità per la Regione e ribatte alle accuse dei suoi oppositori. Come Totò Cuffaro, che di recente lo ha criticato rievocando anche gli esiti di processi da lui seguiti come pm che si sono chiusi col proscioglimento dell’imputato: “Al senatore Cuffaro dico che se vuole gli farò dono delle centinaia di sentenze con cui ho fatto condannare mafiosi – dice Russo -. Mafiosi che lui, in base a una sentenza di primo grado, favoriva”.
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